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Kubrick e la pena di morte

 

di Paolo Valassi

23-12-2011

 

 

Nello scorso mese di settembre lo stato americano della Georgia ha mandato a morte Troy Davis, accusato dell’omicidio, avvenuto nel 1989, di un poliziotto che seppur fuori servizio era intervenuto in difesa di un senzatetto bersagliato dagli scherzi violenti di un gruppo di teppisti. Davis, che all’epoca dei fatti aveva 19 anni, si era sempre dichiarato innocente. Coloro che avevano avviato la campagna per salvarlo sostenevano che, per la scarsa consistenza delle prove a suo carico e per il fatto che i testimoni oculari che lo avevano inizialmente accusato avevano poi ritrattato, era necessario almeno un altro processo.

Inutili gli appelli e la mobilitazione internazionale: sono state 630 mila le richieste di clemenza, compresa quella di papa Benedetto XVI, dell’ex presidente Jimmy Carter, dell’arcivescovo Desmond Tutu e di molti esponenti politici e personaggi pubblici americani e internazionali.

Il New York Times aveva ammonito che la sua esecuzione sarebbe stata «un terribile errore». Un portavoce del ministero degli Esteri francese aveva definito l’esecuzione «una colpa irreparabile» ; e nelle ultime ore il Vaticano aveva espresso la speranza che la vita del condannato potesse «essere risparmiata». Barack Obama, novello Ponzio Pilato, tramite un portavoce aveva dichiarato di non voler interferire in una questione “che riguarda le procedure di uno stato federato”.

   

Come si vede quindi, a parte Obama, un massiccio spiegamento di forze che però non ha portato al risultato sperato.

Coincidenza vuole che nelle stesse ore ci sia stata un’altra esecuzione, passata sotto silenzio e per evitare la quale nessuno ha mosso un dito. Lawrence Brewer, 44 anni, bianco, membro del Ku Klux Klan, è stato giustiziato in Texas perché colpevole di un crimine efferato. Nel 1998, Brewer, assieme a due complici, aveva torturato per una notte intera un nero handicappato di 49 anni e poi, dopo averlo legato con una catena all'automobile, lo aveva trascinato in strada per tre chilometri fino ad ucciderlo. Brewer non ha mai mostrato alcun rimorso per il suo gesto.

"A dire il vero - aveva dichiarato in un’intervista - rifarei la stessa cosa".

   

Mi pare ci sia qualcosa di stridente nell’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti di questi due episodi.

Kubrick aveva affrontato la stessa contraddizione nel corso delle sue conversazioni con Michel Ciment, in particolare parlando di Arancia Meccanica:

"L'idea centrale del film riguarda il problema della libertà di scelta. Se veniamo privati della possibilità di scelta tra il bene e il male perdiamo la nostra umanità? Diventiamo, come suggerisce il titolo, un'arancia meccanica ? [...] Alex rappresenta l'inconscio, l'uomo allo stato naturale. Con la cura Ludovico è stato civilizzato, e la malattia che ne segue può essere vista come la nevrosi imposta dalla società. [...]

Se prima non avessimo visto Alex agire come un delinquente brutale e spietato, sarebbe stato fin troppo facile essere poi d'accordo sul fatto che lo Stato commette una colpa più grave nel privarlo della sua libertà di scelta tra il bene e il male. Deve essere chiaro che è sbagliato trasformare anche i peggiori criminali in vegetali, altrimenti si cadrebbe nella stessa trappola logica dei vecchi western hollywoodiani contro il linciaggio, che vanificavano sempre il proprio assunto mostrando il linciaggio di un innocente. Naturalmente nessuno metterà in discussione il fatto che non si debba linciare un innocente, ma saranno d'accordo sul fatto che è altrettanto sbagliato linciare un colpevole, fosse anche qualcuno colpevole di un crimine orribile ?”

 

Appunto…