Cinema e sport di Paolo Valassi Dal pugilato al calcio, dal basket al football americano fino all’atletica leggera, Hollywood si è lasciata spesso ispirare dal mondo dello sport. I risultati sono stati film ambiziosi con protagonisti grandi star che interpretano leggendarie figure (il DeNiro - Jack La Motta in Toro Scatenato o Paul Newman nella parte di Rocky Graziano in Lassù qualcuno mi ama). Altre volte lo spunto arriva da avvenimenti reali (debitamente romanzati) come in Momenti di gloria in cui narra il rifiuto dell’inglese Eric Liddell di correre la finale dei 100 metri alle Olimpiadi di Parigi nel 1924 perché la gara cadeva di domenica, giorno santificato al Signore. Spesso gli sport di squadra come il basket o il football americano costituiscono il pretesto per affrontare tematiche come il riscatto sociale, il "team work", il sacrificio di ogni singolo componente finalizzato al raggiungimento di un obbiettivo comune; paradigmatico a questo proposito il discorso motivazionale di Al Pacino in Ogni maledetta domenica. ﷯ Ma tutti questi film, più o meno riusciti, hanno in comune un grande difetto, direi intrinseco nella materia trattata: il fascino dello sport, per definizione, è l’imprevedibilità. Ogni avvenimento sportivo deve essere vissuto in diretta perché, anche se c’è un netto favorito, non si ha mai la certezza assoluta di come potrà andare a finire. In un film invece manca il fascino dell’incertezza, sappiamo che tutto è già stato scritto, sappiamo che quello che vediamo è solo finzione. Rocky è un grande film fino all’istante in cui parte il primo pugno sul ring fra il protagonista e Apollo; e sapevamo che Karate Kid avrebbe vinto il torneo prima ancora che uscissimo di casa per andare al cinema. Una delle poche eccezioni a questa regola è rappresentata da Un mercoledì da leoni di John Milius, uscito nel 1978. Tre giovani amici surfisti rincorrono l’onda perfetta sulle spiagge della California. La vita e la guerra del Vietnam separerà le loro esistenze e li cambierà profondamente. Anni dopo, ormai adulti e con famiglia a carico, una mattina ascoltano alla radio la notizia dell’arrivo di una formidabile mareggiata con onde mai viste. E come per magia, senza essersi accordati, si ritrovano sulla spiaggia che li aveva visti adolescenti per un ultimo “ride”. Attraverso le avventure in acqua dei tre protagonisti, il film affronta temi universali (la morte, la guerra, la fine dell'adolescenza) ma anche i grandi valori dello sport come l’amicizia, il divertimento, la competizione e il riconoscimento del valore dell’avversario. Il tutto condito con immagini mozzafiato di evoluzioni con il surf. Curiosità: uno degli amici surfisti è impersonato dall’attore Gary Busey che 13 anni più tardi, nel film Point Break di Kate Bigelow, impersonerà l'agente dell'FBI Angelo Pappas, che convince il suo collega Johnny Utah (Keanu Reeves) ad imparare il surf per dare la caccia alla banda di rapinatori di banche denominata degli “Ex-Presidenti”. P.S. Sarà anche finzione ma la rovesciata di Pelè in Fuga per la vittoria è da brividi.